C’è una bugia che circola su LinkedIn ultimamente. È una sorta di allucinazione collettiva alimentata dall’hype dell’Intelligenza Artificiale.
La bugia è questa: “Adesso è tutto facile. Adesso chiunque può fare tutto.”
Nel mio lavoro di consulente, la sento ogni giorno. Vedo aziende che approcciano l’AI come se fosse una macchinetta del caffè: premi un tasto, esce il risultato perfetto. Ci si aspetta la “Silver Bullet”, il proiettile d’argento che risolve inefficienze decennali in un pomeriggio, senza sforzo.
Ho una brutta notizia per voi: non funziona così. E ho una notizia ancora peggiore: se credete che sia facile, avete già perso.
Il mito della democratizzazione (e dove si infrange)
È vero, tecnicamente le barriere all’ingresso sono crollate. Oggi la vostra azienda può accedere a strumenti che dieci anni fa richiedevano un reparto R&D da mezzo milione di euro.
Ma poi succede la cosa terribile. Quella che nessuno racconta nei post celebrativi. Si inizia l’implementazione. Si apre ChatGPT o si collega un’API. E il sistema si inceppa.
Il software dà errore. L’automazione si incastra in un loop. L’output dell’AI richiede una supervisione umana che non avevate preventivato. Bisogna leggere — orrore! — una documentazione tecnica complessa.
È qui che vedo il 90% delle aziende fermarsi. “Troppo complicato”. “Non è ancora pronto”. “Torniamo ai vecchi metodi”.
Viviamo in un paradosso economico: più gli strumenti diventano potenti, più la soglia di tolleranza aziendale alla frustrazione si abbassa. Le aziende sono diventate pigre. Vogliono l’innovazione, ma solo se arriva in un pacchetto “plug and play”.
La frustrazione è il vostro asset più prezioso
Ed è qui che, se siete imprenditori furbi, dovete godere.
Perché quel codice di errore? Quella configurazione noiosa che sta facendo impazzire il vostro team IT? Quella difficoltà nel far “ragionare” l’AI come volete voi?
Non sono problemi. Sono il fossato del vostro castello.
In un mondo dove la tecnologia è accessibile a tutti, l’unica barriera all’ingresso rimasta è la capacità di sopportare la complessità.
Se una cosa è difficile da configurare, è un’ottima notizia. Significa che i vostri competitor non lo faranno. Significa che mentre loro si lamentano che “l’AI sbaglia”, voi state costruendo un sistema proprietario che loro non avranno mai la pazienza di replicare.
La selezione naturale del mercato
Il vostro vantaggio competitivo oggi non è avere l’AI. Tutti avranno l’AI. Il vostro vantaggio competitivo è la pigrizia dei vostri concorrenti.
Siamo talmente abituati a cercare la scorciatoia che ci siamo dimenticati che il valore reale, quello che porta margine e profitto, si nasconde quasi sempre dietro a qualcosa di noioso, tecnico e frustrante.
Da consulente, lo vedo ogni giorno: le aziende che vincono non sono quelle con il software più costoso. Sono quelle che quando incontrano un ostacolo tecnico non dicono “non funziona”, ma dicono “come lo facciamo funzionare?”.
Conclusione: Siete turisti o residenti?
Quindi, la prossima volta che un progetto di automazione diventa difficile e vi viene voglia di accantonarlo perché “non dovrebbe essere così complicato”, fermatevi.
Quella difficoltà è il filtro che sta tenendo fuori i turisti dal vostro mercato. È la selezione naturale del business.
Se vi fermate agli ostacoli, siete parte del gregge che verrà spazzato via. Se invece sorridete di fronte all’errore e continuate a scavare, troverete praterie dove correre da soli.
A voi la scelta.